Come avere successo nella vita: La formula utilizzata dai grandi

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Coloro che hanno raggiunto l'eccellenza seguono una precisa strada che porta al successo, quella che io chiamo Formula Fondamentale del Successo. Il primo passo per farla propria consiste nel conoscere il risultato che si vuole ottenere, vale a dire nel definire esattamente ciò che si vuole. Il secondo passo consiste nell'agire, altrimenti i desideri resteranno sempre semplici sogni; e bisogna compiere quelle azioni che hanno la massima probabilità di produrre il risultato desiderato.

Non sempre le azioni che compiamo producono i risultati cui tendiamo, per cui il terzo passo consiste nello sviluppare la capacità di riconoscere i tipi di risposte e i risultati che si ottengono dalle azioni e di costatane quanto prima possibile se ci portano più vicino ai nostri obiettivi o se ce ne allontanano. A questo punto, il quarto passo consiste nello sviluppare la flessibilità necessaria a cambiare il proprio comportamento finché non si ottenga quel che si vuole. Se si osservano persone di successo, si noterà che hanno fatto proprio appunto questo procedimento in quattro fasi.

Hanno cominciato fissandosi un obiettivo, perché non se ne può raggiungere nessuno se non lo si ha. Poi hanno agito, perché sapere non è sufficiente; avevano la capacità di "leggere" gli altri, di sapere quali risposte avrebbero ottenuto. E hanno continuato a correggere, a cambiare il proprio comportamento fino a trovare quello adatto.

Prendiamo in considerazione Steven Spielberg, che a trentasei anni è divenuto il regista e produttore di maggior successo della storia. Gli si devono già quattro dei dieci film che hanno fatto più cassetta di tutti i tempi, tra cui E. T., il film che ha incassato come nessun altro. Come ha fatto a giungere a questi risultati in così giovane età? Fin da quando aveva dodici o tredici anni, Spielberg sapeva che voleva diventare un regista cinematografico, e la sua vita è cambiata il pomeriggio in cui, aveva allora diciassette anni, ha partecipato a una visita agli studios della Universal.

Nella visita non erano compresi i teatri di posa dove si stava girando, per cui Spielberg, che sapeva quel che voleva, se l'è filata da solo per assistere alla lavorazione di un vero film. E ha finito per imbattersi nel responsabile del reparto montaggio della Universal, parlando con lui per un'ora, e il tecnico ha espresso interesse per il film che Spielberg avrebbe voluto fare.

Per gran parte degli individui sarebbe stata la fine della storia, ma Spielberg aveva imparato la lezione di quella prima visita, e ha cambiato approccio. Il giorno dopo si è vestito di tutto punto, ha preso la cartella di suo padre, ci ha messo dentro un panino e due tavolette di cioccolato, ed è tornato agli stabilimenti come se facesse parte del personale.



Con l'aria più tranquilla del mondo è passato sotto il naso del guardiano ai cancelli. S'è procurato una vecchia roulotte e sulla portiera ha applicato la scritta "Steven Spielberg, regista". Ha quindi trascorso l'estate incontrando registi, scrittori e tecnici del montaggio, aggirandosi ai margini di un mondo al quale aspirava, imparando qualcosa da ogni conversazione, osservando e sviluppando una crescente sensibilità per i vari aspetti connessi alla lavorazione di un film.

Finalmente, all'età di vent'anni, ormai divenuto un frequentatore abituale dell'ambiente, ha portato alla Universal una modesta pellicola da lui girata, e si è sentito offrire un contratto di sette anni per dirigere una serie televisiva. Il sogno di Steven era divenuto realtà. Spielberg ha fatto propria la Formula Fondamentale del Successo? Certamente. Era in possesso delle conoscenze specialistiche che gli permettevano di sapere quel che voleva. È entrato in azione. Aveva l'acutezza sensoria necessaria per capire quali risultati avrebbe ottenuto e rendersi conto se le sue azioni lo avvicinavano o lo allontanavano dall'obiettivo.

E non gli mancava l'elasticità indispensabile per cambiare comportamento allo scopo di ottenere ciò che voleva. In pratica ogni persona di successo a me nota fa lo stesso; coloro che riescono a spuntarla sono pronti a cambiare e si mostrano flessibili al punto da riuscire a crearsi l'esistenza cui aspirano. Prendiamo l'esempio di Barbara Black, preside della facoltà di giurisprudenza della Columbia University, che si era messa in testa appunto di diventare, un giorno, preside di facoltà. Giovane donna, si è inserita in un campo prevalentemente maschile e si è laureata a pieni voti alla Columbia.

Poi ha deciso di accantonare l'obiettivo carriera e si è fatta una famiglia. Nove anni dopo era nuovamente pronta a perseguire il suo scopo iniziale e si è iscritta a Yale a un corso di specializzazione, sviluppando quelle capacità di insegnare, compiere ricerche e scrivere che le hanno permesso di accedere "alla mansione cui aveva sempre aspirato", e oggi è la preside di una delle più prestigiose facoltà di giurisprudenza degli Stati Uniti. È venuta meno alle consuetudini e ha dimostrato che il successo si poteva ottenere contemporanea-mente a più livelli.

Barbara Black ha fatto propria la Formula Fondamentale del Successo? Evidentemente sì. Sapendo quel che voleva, ha compiuto un tentativo e ha continuato a cambiare quando si accorgeva che non funzionava, finché non ha trovato il giusto equilibrio fra l'obiettivo famiglia e quello della carriera. Oltre a essere alla resta di un'importante facoltà universitaria, Barbara Black è anche madre e donna di casa. Ed eccovi un altro esempio. Avete mai mangiato un pezzo di Kentucky Fried Chicken (pollo fritto alla maniera del Ken-tucky)? Sapete come il colonnello Sanders ha costruito l'impero del pollo fritto che l'ha reso miliardario e ha cambiato le abitudini alimentari di un'intera nazione? Quando ha cominciato, era semplicemente un pensionato in possesso di una ricetta di pollo fritto, e nient'altro.

Era il proprietario di un ristorantino che stava andando a rotoli perché era stato cambiato il percorso dell'autostrada lungo la quale sorgeva; e quando il colonnello si è trovato in tasca il primo assegno dell'assistenza sociale, ha deciso di vedere se riusciva a fare un po' di soldi vendendo la sua ricetta di pollo fritto. La sua prima idea fu di cederla a proprietari di ristoranti, facendosi dare una percentuale sugli introiti. Non è detto però che questa sia l'idea migliore per cominciare un'attività economica; e infatti non lo fece salire all'empireo. Sanders se ne andava in giro per gli Stati Uniti, dormendo in auto, alla ricerca di qualcuno disposto a sostenerlo. Intanto continuava a cambiare idea e a bussare agli usci. Si è sentito dire "no" mille volte, e poi qualcosa, come per miracolo, è accaduta. Qualcuno ha detto "sì". Il colonnello si era messo in affari.



Quanti di voi possiedono una ricetta? E quanti di voi hanno la potenzialità fisica e il carisma di un vecchietto biancovestito? Il colonnello Sanders si è fatto una fortuna e ha costruito un impero perché aveva la capacità di intraprendere azioni energiche, decise.

Aveva il potere personale necessario a produrre i risultati che più desiderava; e aveva la capacità di sentirsi dire di no mille volte, continuando a bussare ad altri usci ancora, pienamente convinto che ci doveva pur essere quello di qualcuno che gli avrebbe detto di sì. Tutto in questo libro, in un modo o nell'altro, è inteso a fornire al vostro cervello i segnali più efficaci per mettervi in grado di intraprendere azioni coronate dal successo. Quasi ogni setti¬mana tengo un seminario di quattro giorni intitolato "La rivoluzione mentale", durante il quale insegniamo ai partecipanti molte cose, da come governare con la massima efficacia il proprio cervello a come mangiare, respirare e compiere  esercizi suscettibili di incrementare al massimo l'energia personale.

La prima serata del seminario è intitolata "Dalla paura al potere". Scopo del seminario è di insegnare alla gente a intraprendere azioni invece di essere paralizzata dalla paura; e alla fine del corso i partecipanti hanno l'occasione di camminare sul fuoco, tre o quattro metri di carboni accesi, e ci sono partecipanti a corsi superiori che hanno percorso anche una dozzina di metri.

La pirobazia ha affascinato i media, al punto da farmi temere che il vero messaggio vada perduto. Quello che conta non è camminare sul fuoco, e ritengo anzi che non sia giusto credere che si possano ricavare grandi benefici economici t sociali da una ben riuscita passeggiata su un letto di carboni accesi. Al contrario, la pirobazia è un'esperienza di potere personale e una metafora di possibilità, un'occasione che le persone hanno di ottenere risultati che prima ritenevano irraggiungibili.

Sono migliaia d'anni che in varie parti del mondo ci si dedica a differenti versioni di pirobazia. In qualche luogo è una prova di fede religiosa. Quando io ne organizzo una, essa non è l'elemento di un'esperienza religiosa nell'accezione comune. È però un'esperienza di fede, insegna cioè alle persone, nella maniera più viscerale, che possono cambiare, che possono crescere, che possono compiere cose che mai hanno ritenuto possibili, che le loro più grandi paure e limitazioni sono autoimposte.

L'unica differenza tra essere o non essere in grado di camminare sul fuoco consiste nella capacità di comunicare con se stessi in modo da indursi all'azione stabilendo, a dispetto di tutte le paure passate, quello che deve succedere. La lezione che se ne ricava è che gli individui possono fare in pratica ogni cosa, purché abbiano la capacità di credere che possono intraprendere azioni efficaci e di farlo davvero. Tutto questo porta a una semplice, inevitabile costatazione: il successo non è frutto del caso.

Vi sono coerenti, logici moduli d'azione, strade specifiche che portano all'eccellenza, strade che sono alla portata di tutti. Tutti possiamo liberare la magia dentro di noi; dobbiamo semplicemente imparare ad "accendere" e a servirci delle nostre menti e dei nostri corpi nei modi più potenti e vantaggiosi.

Vi siete mai chiesti che cosa possono avere in comune uno Spielberg e uno Springsteen? E che cosa avevano John F. Kennedy e Martin Luther King che ha permesso loro di influenzare tanti individui in maniera così emozionalmente profonda? Che cosa isola dalle masse un Ted Tumer e una Tina Tumer? E che dire di Peter Rose e di Ronald Reagan? Tutti costoro sono stati in grado di persuadersi a intraprendere azioni coerenti ed efficaci volte alla realizzazione dei loro sogni.

Ma che cos'è che li induce a continuare, giorno dopo giorno, a impegnare ogni loro risorsa in quello che fanno? Com'è ovvio, molti sono i fattori che intervengono; io però ritengo che ci siano sette fondamentali tratti caratteriali che tutti gli individui in questione hanno coltivato in se stessi, sette caratteristiche che conferiscono loro la forza di compiere qualsiasi impresa li possa portare al successo.

Ecco qui i sette fondamentali meccanismi di "avviamento" capaci di assi-curare il successo anche a voi.



Caratteristica n.1: Passione

Tutte le persone di cui si è parlato hanno scoperto un motivo, uno scopo infiammante, esaltante, quasi ossessivo, che le spinge a fare, a crescere, a essere sempre di più. Esso fornisce loro il combustibile che muove il loro treno del successo, che li fa attingere al loro vero potenziale. È la passione che fa sì che Peter Rose si precipiti verso la seconda base, quasi fosse un novellino impegnato nella sua prima partita di Serie A. E la passione che rende diverse le azioni di un Lee Iacocca. È la passione che spinge gli scienziati informatici a dedicarsi per anni e anni a quelle conquiste che hanno permesso a uomini e donne di andare nello spazio e di tornare sulla terra.

È la passione che spinge tante persone ad alzarsi di buon mattino e a vegliare fino a tardi. È la passione che la gente cerca nei rapporti con gli altri. La passione conferisce alla vita potenza, gusto e significato. Non c'è grandezza senza l'appassionato desiderio di essere grandi, si tratti dell'aspirazione di un atleta o di un artista, di uno scienziato, di un genitore o di un uomo d'affari. Nel capitolo il spiegheremo come si fa a liberare questa forza interiore mediante il potere degli obiettivi.

Caratteristica n.2: Fede! 

Non c'è al mondo testo religioso in cui non si parli del potere e dell'incidenza che la fede e la credenza hanno sull'umanità. Le persone che hanno grande successo differiscono notevolmente, quanto a credenze, da coloro che falliscono. Le nostre opinioni circa ciò che siamo e ciò che possiamo essere effettivamente determinano quel che saremo. Se crediamo alla magia condurremo una vita magica. Se crediamo che la nostra vita sia racchiusa in limiti ristretti, d'un tratto ci troveremo a conferire realtà a quei limiti. Ciò che crediamo vero, ciò che crediamo possibile, diviene quel che è vero e quel che è possibile.



Questo libro vi fornirà il modo specifico, scientifico, di cambiare rapidamente le vostre credenze in modo che vi siano d'aiuto nella realizzazione degli obiettivi ai quali massimamente aspirate. Molte sono le persone appassionate ma, a causa delle credenze limitanti circa ciò che sono e ciò che possono fare, mai intraprendono quelle azioni che potrebbero trasformare i loro sogni in realtà. Gli individui che riescono sanno che cosa vogliono, e credono di poterlo ottenere. Impareremo cosa siano le credenze e come servircene nei capitoli 4 e 5.

Passione e fede contribuiscono a fornire il combustibile, la forza propulsiva per raggiungere l'eccellenza. Ma la forza propulsiva da sola non basta; altrimenti, sarebbe sufficiente accendere un razzo e spedirlo in volo cieco verso il cielo. Accanto alla potenza propulsiva abbiamo bisogno di un sentiero, di un'intelligente capacità di progressione logica, per riuscire a raggiungere la nostra meta.


Caratteristica n.3: Strategia! 

Per strategia si in-tende un modo di organizzare le risorse. Quando Steven Spielberg decise di farsi strada nel cinema, stabilì un itinerario suscettibile di condurlo a quel mondo che voleva conquistare. Calcolò quel che voleva imparare, le persone che doveva conoscere, quello che gli era necessario fare. Aveva la passione e aveva la fede, ma aveva anche la strategia necessaria a far funzionare questi elementi alla massima potenzialità.

Ronald Reagan ha sviluppato certe strategie di comunicazione di cui si serve in maniera coerente per ottenere i risultati cui aspira. Ogni grande intrattenitore, politico, genitore o imprenditore sa che non basta avere certe risorse per ottenere il successo, ma che bisogna servirsene nella maniera più efficace. Una strategia è la consapevolezza che anche i talenti e le ambizioni migliori devono trovare la loro giusta strada. Un uscio lo si può spalancare abbattendolo oppure trovando la chiave che lo apre.

Caratteristica n.4: Chiarezza in fatto di valori! 

Quando poniamo mente alle cose che hanno fatto grandi gli Stati Uniti, pensiamo a faccende come patriottismo e orgoglio, tolleranza e amore per la libertà. Sono i valori, sono i giudizi fondamentali, di ordine etico, sociale e pratico, che formuliamo circa ciò che davvero conta. I valori sono specifici sistemi di credenze relativi a quello che è bene o male per le nostre esistenze. Sono i giudizi che formuliamo in merito a quel che rende la vita degna di essere vissuta.

Eppure siamo in molti a non avere un'idea chiara di ciò che per noi è importante. Spesso gli individui fanno cose che poi li rendono scontenti di se stessi, semplicemente perché manca loro la chiarezza necessaria a rendersi conto se ciò cui inconsciamente credono è un bene per loro e per gli altri. Se prendiamo in considerazione i grandi successi, costateremo che a ottenerli sono quasi sempre individui che hanno una visione chiara e precisa di ciò che davvero conta.

Basti pensare a Ronald Reagan, a John F. Kennedy, a Martin Luther King, a John Wayne, a Jane Fonda: tutte persone che hanno visioni diverse della vita, ma che hanno in comune una fondamentale base etica che consiste nel sapere chi sono e perché fanno quel che fanno. Una comprensione dei valori rappresenta una delle chiavi più produttive e più stimolanti per il raggiungimento dell'eccellenza. Come probabilmente avrete notato, tutte queste caratteristiche si alimentano e interagiscono a vicenda. Le credenze influiscono sulla passione? Certamente. Quanto più fermamente crediamo di poter realizzare qualcosa, tanto più siamo di norma desiderosi di investire nel suo raggiungimento. 

La fede in sé e per sé è sufficiente per raggiungere l'eccellenza? È un buon punto di partenza, ma se uno vuole andare a vedere il sole che sorge, e la sua strategia per raggiungere tale obiettivo consiste nell'avviarsi verso ovest, probabilmente avrà qualche difficoltà a raggiungerlo.

Le nostre strategie per il raggiungimento del successo sono influenzate dai nostri valori? Certo che sì. Se la strategia per il raggiungimento del successo richiede cose in contraddizione con le proprie inconsce credenze circa ciò che è bene o male nella nostra vita, neppure la migliore delle strategie funzionerà. E lo si constata spesso nel caso di individui che cominciano col farcela, ma finiscono poi col sabotare la propria riuscita. In questo caso, esiste un conflitto interiore tra i valori dell'individuo e la sua strategia di realizzazione.





Caratteristica n.5: Energia!

L'energia può essere il travolgente, gioioso impegno di un Bruce Springsteen o di una Tina Turner; può essere il dinamismo imprenditoriale di un Donald Trump o di uno Steve Jobs; può essere la vitalità di un Ronald Reagan o di una Katharine Hepburn. È quasi impossibile procedere a passo strascicato verso l'eccellenza.

Coloro che la raggiungono approfittano delle occasioni e se le creano. Vivono come se fossero ossessionati dalle meravigliose occasioni che ogni giorno si presentano loro e dalla costatazione che l'unica cosa che non sia mai sufficiente è il tempo. Nel nostro mondo ci sono molti individui che hanno una passione in cui credono. Conoscono la strategia che li può portare alla sua realizzazione, i loro valori sono coerenti, ma semplicemente mancano della vitalità fisica necessaria a intraprendere le azioni necessarie al loro scopo.

Il grande successo è inseparabile dall'energia fisica, intellettuale e psichica che ci permette di ricavare il massimo da ciò che abbiamo a disposizione.


Caratteristica n.6: Potere di legare! 

Quasi tutte le persone di successo hanno in comune la straordinaria capacità di istituire legami con altri, di sviluppare rapporti con individui di ogni tipo. Certo, non manca di tanto in tanto il genio pazzo che inventa qualcosa che trasforma il mondo. Se però il genio trascorre tutto il suo tempo in una torre d'avorio, avrà successo in un campo, ma fallirà in molti altri.



Le grandi riuscite, quelle dei Kennedy, dei Luther King, dei Gandhi, si devono al fatto che costoro hanno saputo istituire legami con milioni di altri. Il massimo successo non lo si ottiene sul palcoscenico del mondo, bensì nei più profondi recessi del proprio cuore. Sotto sotto, non c'è chi non abbia bisogno di istituire nessi duraturi, amorosi, con altri; senza questi, ogni successo, ogni eccellenza, è davvero vuota.

Caratteristica n.7: Dominio della comunicazione! 

Questo è l'aspetto essenziale di tutto. Il modo con cui comunichiamo con altri e con noi stessi in fin dei conti determina la qualità delle nostre esistenze. Le persone che hanno successo nella vita sono quelle che hanno imparato a raccogliere tutte le sfide che l'esistenza lancia loro e a comunicare quest'esperienza a se stessi in modo da poter cambiare positivamente le cose. Falliscono coloro che, di fronte alle avversità della vita, le accolgono come limitazioni. Gli individui che plasmano le nostre esistenze e le nostre culture sono anche maestri della comunicazione con gli altri; l'elemento che hanno in comune è la capacità di trasmettere una visione, un'aspirazione, una gioia, una missione.

Il dominio della comunicazione è ciò che fa grande un genitore, un artista, un uomo politico, un insegnante. Quasi ogni capitolo di questo libro in un modo o nell'altro ha a che fare con la comunicazione, con il superamento delle divergenze, con la costruzione di nuove strade, con la messa in comune di nuove visioni.

Per prima cosa bisogna decidere quel che si vuole effettivamente; in secondo luogo bisogna stabilire se si è pronti a pagare il necessario prezzo; e infine quel prezzo pagarlo. Se non si compie l'ultimo passo, non si riuscirà mai ad avere ciò che si vuole. Definisco i "pochi che fanno", contrapponendoli ai "molti che chiacchierano", coloro che sanno ciò che vogliono e sono pronti a pagare il prezzo per ottenerlo.

Ma ci sono molti modi di intraprendere azioni, che per lo più dipendono in larga misura dalla ripetizione dei tentativi. Gran parte di coloro che hanno avuto grande successo si sono adattati e riadattati infinite volte prima di ottenere ciò che volevano. Procedere per prove e riprove è un'ottima cosa, salvo per un aspetto, ed è che richiede un enorme spreco di quell'unica risorsa di cui nessuno di noi dispone mai a sufficienza: il tempo.

E se ci fosse un modo di intraprendere azioni capaci di accelerare il processo di apprendimento? E se io fossi in grado di dimostrarvi come si fa a far proprie quelle lezioni che le persone che hanno raggiunto l'eccellenza hanno già appreso? E se poteste imparare nel giro di pochi minuti ciò che ad altri ha richiesto anni? Lo si può ottenere mediante il modellamento, che è un modo di riprodurre esattamente l'eccellenza di altri. Che cosa li colloca su un piano diverso rispetto a coloro che si limitano soltanto a imitare il successo? Scoprilo cliccando qui.