Come liberarsi dai debiti e vivere serenamente

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Liberarsi dai debiti: missione impossibile? Non proprio Impara quali sono i tuoi diritti e traccia una strategia di pagamento Essere superindebitati non è solo un problema di «salute finanziaria». Subentrano stress, insonnia, gastrite e perfino depressione. Certe volte, per quanto possa es- sere una situazione molto complicata, tutta quest'angoscia cresce in misura sproporzionata non solo a causa della mancanza di liquidità, ma anche per una ragione più importante: la mancanza di informazione. 

Per non preoccuparti più del necessario - o per cominciare a occupartene, se non hai ancora preso coscienza della situazione - facciamo chiarezza su alcuni dei dubbi più frequenti in tema di diritti del debitore e ripercussioni in caso di pagamento ritardato. Poi parleremo delle possibilità che ti sono concesse, ok?

Si può finire in carcere per un debito. Questa è probabilmente una delle preoccupazioni principali di ogni debitore. Tranquillo, respira, la risposta è NO. In Italia, come nella maggior parte del mondo civilizzato, nessuno può finire in carcere per debiti di carattere puramente civile o commerciale. Le epoche barbare fortunatamente sono finite, da poco tempo (XIX secolo), ma sono finite. In Italia è proibita la pena del carcere per debiti, poiché è uno dei Paesi firmatari del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966 dell'Assemblea Generale dell'ONU (art. 11: «Nessuno può essere imprigionato per il solo motivo che non è in grado di adempiere a un obbligo contrattuale»). 

L'unica eccezione è rappresentata dal mancato pagamento dell'assegno di mantenimento al coniuge o ai figli, punibile con una detenzione fino a un anno o una multa compresa tra €103 e €1032, secondo l'art. 570 del Codice Penale. Però, per debiti nei confronti di fornitori e mutuatari, nessuno va in prigione. 


Poi, come nella maggior parte degli Stati, una cosa sono i debiti puri e semplici, un'altra quelli che sono stati contratti con una qualche componente di frode (per esempio identità fittizia o falsificazione della firma o dei dati). In questi casi, ovviamente, la pena detentiva viene comminata per il delitto in sé e non per i debiti; vale comunque la pena di chiarirlo, perché, siccome sono due cose interconnesse, molti le confondono. 

Potenziali conseguenze di un mancato pagamento 


Perché un debito sia rivendicabile giuridicamente è necessario che il debitore si sia impegnato a pagarlo in termini legali, ovvero che esista un contratto, la firma di una cambiale o di un pagherò, una transazione commerciale, una locazione, la concessione di un prestito ecc. Ed è sul creditore che ricade «la responsabilità delle prove», cioè è lui che deve dimostrare il suo diritto a riavere il denaro.

Questo sistema funziona sia nel caso che qualcuno ti richieda il pagamento di un debito inesistente, sia nel caso che sia stato tu a prestare dei soldi; deve risultare in qualche documento, per esempio un contratto, una domanda, delle fatture, dei titoli di credito come tratte o pagherò. Diamo per scontata questa parte, ovvero che il debito esista e sia «reclamatile»: se non si paga entro la data convenuta, la prima conseguenza sono gli interessi di mora, che possono essere applicati senza necessità di un sollecito da parte del creditore. 

Di quanti soldi stiamo parlando? 

Gli interessi di mora saranno quelli pattuiti nel contratto o, in alternativa, quelli di legge, che corrispondono alla somma del tasso d'interesse della Banca Centrale Europea più 8 punti percentuali. Nell'agosto del 2015, per esempio, gli interessi di mora erano fissati all'8,16%. Oltre a ciò, il creditore ha il diritto di reclamare i danni: sia la perdita subita sia il mancato guadagno che l'inadempimento o il ritardo nel pagamento da parte del  debitore gli ha comportato, ma solo se ne siano causa immediata e diretta.


Nel caso dei mutui, se per esempio non si sono pagate sei rate mensili la banca può avviare un processo di pignoramento dove, oltre a reclamare i pagamenti scaduti, sollecita il saldo totale del credito con un interesse a mora, oltre i costi processuali che saranno a carico del debitore.



Ma la cosa non finisce qui. La legislazione italiana non prende con leggerezza il tema dei debiti scaduti e l'art. 2740 del Codice Civile stabilisce che il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. Perciò attenzione a dove ti "imbarchi". Rischi anche la confisca di fondi d'investimento, diritto di credito ed eredità, a titolo di rimborso del capitale e degli interessi dovuti.                                                                     

I versamenti al fondo pensione nella fase di accumulo non possono essere pignorati; quando viene erogata la prestazione pensionistica complementare, in forma di rendita o in forma di capitale, al massimo può esserne pignorato un quinto.

Mi possono confiscare tutto se non pago i miei debiti?

La riscossione forzata di un debito può essere disposta dal creditore solo da un tribunale e dalla sentenza di un giudice. Eppure anche in questi casi non possono toglierci fino all'ultimo centesimo. Una parte del nostro stipendio (o comunque delle nostre entrate) è inconfiscabile; la cifra dipende da quanto guadagniamo e se abbiamo persone a nostro carico.

In caso di debiti ordinari (banche, privati, istituti finanziari), il massimo pignorabile dallo stipendio o della pensione è un quinto. Questo 20% viene calcolato dopo avere detratto una franchigia corrispondente a un livello minimo di sopravvivenza. ed equivalente all'assegno sociale, attualmente circa €500. In altre parole, se guadagniamo €1500 ci potranno detrarre un quinto di €1000, ovvero €200.

Per quanto riguarda i debiti tributari (Equitalia), il consulente legale di Altrocunsumo, Maurizio Amerelli, ci spiega che la legge n.3 del 27 Gennaio 2012 (conosciuta con il nome di legge anti-suicidi) stabilisce che può essere pignorato:


  • 1/10 dello stipendio, pensione o altri indennizzi percepiti come redditi da lavoro; quando il loro ammontare non superi i €2.500;
  • 1/7 delle entrate quando il loro ammontare sia compreso tra i €2.500 e €5.000;
  • 1/5 delle entrate quando supera i €5.000


Esistono però altre garanzie. Il decreto legge n. 83 27/6/2015, stabilisce un limite al pignoramento di stipendio, pensione o altro reddito da lavoro, deposita sul conto corrente. Non può essere pignorato un importo equivalente all'assegno sociale, maggiorato della metà se il deposito è successivo al pignoramento di tre volte (circa 1500€). se il deposito è precedente. La legge anti-suicidi introduce inoltre la possibili della «bancarotta familiare», ossia la possibilità, per privati, di dichiarare fallimento e azzerare i propri debiti senza essere costretti a pagare per tutta la vita.

Questo, sinora, era permesso solo alle imprese. Per intraprendere questa procedura, il privato deve rivolgersi ad un ente, o a un professionista abilitato per elaborare una sorta di piano di rimborso (piano d consumatore) da presentare a un giudice. 

Qualora questo lo approvi, tutti i creditori saranno obbligati rispettarlo e non saranno accolte azioni legali a carico del privato. In caso di rigetto del piano, si procede alla liquidazione dei beni. È contemplata una terza alternativa, ossia il raggiungimento di un accordo con i creditori che preveda il rimborso di almeno il 60% d debiti. 

Queste procedure possono essere richiesi solo in presenza di determinati presupposti, fra cui  l'accertamento della buona fede e il fatto che il debito sia stato contratto per ragioni non attinenti all'attività imprenditoriale o alla professione. Nei pignoramenti, in base all'articolo 514 del Codice Procedura Civile, non possono essere confiscati: vestiti  del condannato, biancheria e mobili, cibo, libri nonché la strumentazione necessaria per l'esercizio della sua professione e oggetti che abbiano valore affettivo. 



La distinzione fra che cos'è confiscabile e cosa non lo è vale sia per i lavoratori dipendenti, sia per i professionisti indipendenti e i lavoratori autonomi.